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 News 13 Ottobre 2011 Riduci

STUDIO SMA e SARTECH al LuBeC 2011

Nei giorni 20-21-22 Ottobre a Lucca, si svolgerà il “LuBeC 2011-Beni culturali, ricerca e innovazione fra storia e futuro”, il Convegno/Fiera più significativo del settore della Valorizzazione dei Beni Culturali.

 

StudioSMA attraverso l’iniziativa Valorizza, sarà presente in forze con il partner SarTech , con l'esposizione, nell'ambito dello Stand Diffuso del MiBAC, del Laboratorio Mobile ARCHIMEDE e con l'intervento nella sessione COMMITTENZA PUBBLICA E MERCATO. L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA PER LA CRESCITA COMPETITIVA – “Il punto di vista delle imprese”, alle ore 14.30 di Venerdì 21.

 

Inoltre, ci sarà una comunicazione del nostro amico Prof. Franco Gugliermetti, con il titolo: “Archeologia e modellistica simulativa digitale: quale dialogo?”, alle ore 9.30 del 21 Ottobre, nella sessione DIVULGARE DIGITALE: STRUMENTI E BUONE PRATICHE.

 

ARCHIMEDE è il laboratorio mobile tutto italiano da noi realizzato per la salvaguardia e la valorizzazione dei Beni Culturali.

SarTech utilizza Archimede, insieme a diversi Dipartimenti dell’Università Sapienza di Roma e in collaborazione con StudioSMA e ARS MENSURAE, nei numerosi progetti di valorizzazione e salvaguardia di Beni Culturali. Tra questi, la valorizzazione della Villa e della Grotta di Tiberio a Sperlonga (LT), del Tempio di Giove Anxur a Terracina (LT) e le applicazioni nel più vasto progetto HERITAGE, che vede una compagine di Aziende hi-tech e organismi di ricerca che collaborano in un grande lavoro dedicato allo sviluppo di un nuovo modello di valorizzazione sostenibile di Beni Culturali.

Il laboratorio è in grado di effettuare le necessarie misure analitiche e archeometriche di fragilità e il monitoraggio dei parametri critici prima, durante e dopo gli eventi. Si tratta di analisi effettuate esclusivamente con tecniche diagnostiche non distruttive, sempre aggiornate tramite la ricerca scientifica applicata.

 

Venite a trovarci al LuBeC alla presentazione di ARCHIMEDE!

 

Per maggiori informazioni:

www.lubec.it

 

 

 

ISPRA: il Consiglio Federale delle Agenzie approva la “Guida tecnica per i gestori dei sistemi di monitoraggio in continuo delle emissioni in atmosfera (SME)”

Il 7 settembre scorso si è tenuto, presso l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) il Consiglio Federale delle Agenzie Regionali e Provinciali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA-APPA). Il Consiglio federale, che è presieduto dal Presidente dell'ISPRA ed è composto dai legali rappresentanti delle ARPA-APPA, si riunisce almeno tre volte l’anno. Uno dei compiti principali del Consiglio è quello di adottare atti di indirizzo, promuovere la diffusione di documenti e Linee Guida, proponendo soluzioni alle criticità evidenziate nelle attività delle Agenzie.

Nell’ultima seduta sono stati approvati quattro importanti documenti:

• Linee guida per la redazione della relazione sullo stato dell'ambiente di livello territoriale

• Definizione delle liste di priorità per i fitofarmaci nella progettazione del monitoraggio delle acque di cui al D.Lgs 152/2006 e s.m.i.

Criteri ed indirizzi tecnico-operativi per lo svolgimento delle verifiche ispettive in stabilimenti a rischio di incidente rilevante

Guida tecnica per i gestori dei sistemi di monitoraggio in continuo delle emissioni in atmosfera (SME).

 

 

StudioSMA da anni offre supporto ai propri Clienti nella redazione e nell’aggiornamento del Manuale del Sistema di Monitoraggio in continuo delle emissioni, anche nella nuova versione 2.0 con Procedure e Registri, integrabili nei sistemi di qualità e gestione ambientale.

Per maggiori informazioni visita la sezione del nostro sito:

Manuale di gestione dello SME

 

Il monitoraggio in continuo delle emissioni, previsto dall’Allegato VI alla Parte V del D.Lgs. 152/06, è un obbligo che riveste sempre maggiore importanza nel panorama della gestione degli impianti industriali. Il decreto citato definisce i requisiti tecnici e gestionali degli SME e al punto 3.1 dell’Allegato VI alla Parte V stabilisce che “il gestore è tenuto a garantire la qualità dei dati mediante l'adozione di procedure che documentino le modalità e l'avvenuta esecuzione degli interventi manutentivi programmati e straordinari e delle operazioni di taratura della strumentazione di misura”. Le procedure sono stabilite dall'autorità competente per il controllo, sentito il gestore, e devono prevedere ai sensi del D.Lgs. 152/06:

a) la verifica periodica, per ogni analizzatore, della risposta strumentale su tutto l'intervallo di misura;

b) il controllo e la correzione in campo delle normali derive strumentali;

c) l'esecuzione degli interventi periodici per il mantenimento dell'efficienza del sistema;

d) la verifica in campo delle curve di taratura degli analizzatori.

Al punto 3.3 dell’Allegato VI è stabilito, inoltre, che gli analizzatori delle emissioni in continuo debbano essere certificati.

L’obiettivo della Guida tecnica per i gestori dei sistemi di monitoraggio in continuo delle emissioni in atmosfera (SME) è proprio l’implementazione della corretta gestione dei sistemi di monitoraggio in continuo delle emissioni mediante l’applicazione della norma UNI EN 14181:2005 “Emissioni da sorgente fissa - Assicurazione della qualità di sistemi di misurazione automatici”. Nel documento, infatti, sono individuati i criteri per permettere alle autorità competenti per il controllo (ARPA-APPA) ed ai gestori la realizzazione di un protocollo condiviso per la gestione degli SME. Lo strumento base di tale protocollo è il Manuale di Gestione che deve essere redatto secondo i principi delle norme europee EN 45000 (recepite dall’Italia nelle UNI CEI EN 45000) e che dovrà contenere:

1) la descrizione del funzionamento dell’impianto durante gli stati a regime, transitorio, avaria ed emergenze;

2) la definizione della costituzione dello SME in ogni sua fase di operatività (campionamento, analisi, elaborazione, trasmissione dei dati);

3) l’indicazione del tipo e della frequenza delle verifiche periodiche cui è soggetto lo SME;

4) le modalità fissate per garantire il mantenimento delle prestazioni dello SME;

5) l’identificazione delle procedure da attuare in caso di avaria all’impianto o al sistema SME;

6) l’individuazione delle responsabilità dei soggetti coinvolti nelle procedure di gestione e controllo.

La norma UNI EN14181:2005 richiede che gli SME siano sottoposti ad un processo di verifica del livello di assicurazione della qualità di misura. A tale scopo sono state definite tre procedure corrispondenti ad altrettanti differenti livelli di controllo di qualità, detti QAL (Qualità Assurance Level):

-       QAL1: Procedimento da utilizzarsi per dimostrare l’idoneità dello strumento al proprio compito di misurazione (parametro e composizione del gas effluente) secondo quanto specificato dalla UNI EN 15267-3:2007.

-        QAL2: Procedimento per la determinazione della funzione di taratura e della sua variabilità nonché una prova della variabilità del sistema di misurazione automatico rispetto all’incertezza fissata dalla legislazione.

-       QAL3: Controllo periodico effettuato durante l’esercizio ed utilizzato per verificare la deriva e la precisione dello strumento rispetto ai requisiti di qualità determinati  mediante la QAL1.

I tre procedimenti permettono quindi di verificare lo SME una volta installato e di esaminarne il corretto funzionamento in fase di esercizio.

Fino ad ora le autorità di controllo non disponevano di un protocollo comune per operare uniformemente nelle fasi di verifica degli impianti. Ciò comportava una difformità di comportamento e di trattamento a seconda della localizzazione dell’impianto sul territorio nazionale. La Guida approvata da ISPRA diviene ora il modello ufficiale da impiegare da parte di tutte le Agenzie regionali e provinciali per l’ambiente; allo stesso tempo il documento offre ai gestori l’opportunità di prepararsi con anticipo sui diversi aspetti di gestione dello SME.

 

 

La riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra in Europa nel 2009

L’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) ha pubblicato, di recente, il documento “Annual European Union greenhouse gas inventory 1990–2009 and inventory report 2011 che contiene i dati dell’inventario delle emissioni di gas serra dell’anno 2009 e del ventennio precedente relativamente all’Unione Europea a 15 e a 27 paesi. L’inventario è costituito dalla somma degli inventari compilati da ciascuno degli stati considerati.

Il report tecnico che rappresenta il documento ufficiale che l’Unione Europea (UE) deve produrre annualmente, come richiesto dalla United Framework Convention on Climate Change, concerne le emissioni di anidride carbonica, metano, ossido di azoto e gas fluorurati dal 1990 a due anni precedenti a quello di stesura.

Considerando l’Unione Europea a 27 paesi, le emissioni totali di gas serra sono diminuite del 17,4% tra il 1990 e il 2009 (974 milioni di tonnellate equivalenti di biossido di carbonio o CO2-equivalenti in meno), mentre, in linea con le stime dell'Agenzia fatte lo scorso anno, le emissioni sono calate del 7,1% (355 milioni di tonnellate di CO2-equivalenti in meno) tra il 2008 e il 2009. In realtà le emissioni di gas ad effetto serra si sono ridotte in modo sostanziale già a partire dal 2004. La brusca riduzione del 2009 ha solo accelerato l’andamento decrescente osservato negli anni precedenti.

Per quanto riguarda l’Europa a 15 paesi, nel 2009, le emissioni totali di gas serra sono state addirittura il 12.7% in meno rispetto a quanto richiesto dal Protocollo di Kyoto; tra il 1990 e il 2009 vi è stata una riduzione pari a 542 milioni di tonnellate di CO2-equivalenti, delle quali 274 milioni (il 6.9%) solo tra il 2008 e il 2009. Secondo l’EEA, la diminuzione delle emissioni di CO2-equivalenti osservata tra il 2008 e il 2009 nell’EU-15, è dovuta principalmente ai seguenti fattori:

1.      Riduzione delle emissioni di CO2 (77.1 milioni di tonnellate) determinata dall’impiego, oramai esiguo, del carbone per la produzione di energia e dall’utilizzo più diffuso di combustibili puliti per il riscaldamento domestico.

2.      Drastica riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra (54.1 milioni di tonnellate) nell’industria manifatturiera, come risultato della recessione economica del 2009 e della contrazione della produzione industriale.

3.      Riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra (41.6 milioni di tonnellate) nell’industria siderurgica (contrazione del 29.8% nei paesi EU-15 per quel che riguarda la produzione di ferro e acciaio secondo la World Steel Association).

4.      Riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra prodotte nel settore del riscaldamento domestico (21.2 milioni di tonnellate) nonostante l’inverno 2008-2009 sia stato piuttosto rigido.

5.      Riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra nel trasporto su strada (20.5 milioni di tonnellate).

6.      Riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra per il trasporto navale e aereo (ridotte dell’8.6% tra il 2008 e il 2009, prendendo in considerazione però l’EU-27).

La recessione nel 2009 ha colpito tutti i settori economici in Europa, portando ad una diminuzione della domanda di energia. I consumi di combustibili fossili si sono ridotti rispetto all'anno precedente, principalmente per quanto riguarda il carbone e questo ha comportato una diminuzione delle emissioni ancora più significativa. In termini relativi, i maggiori decrementi di emissioni si sono verificati nelle industrie manifatturiere e delle costruzioni, nella produzione di energia elettrica e nella fornitura di calore per riscaldamento. Accanto alla diminuzione della domanda di energia, legata alla recessione economica, si è verificata, tuttavia, anche una forte crescita nell’utilizzo di biomasse, energia eolica e solare e si sono quindi registrati i primi risultati positivi determinati dalle politiche volte a favorire l’impiego di energie rinnovabili.

Per quanto riguarda l’Italia, la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, tra il 2008 e il 2009, è stata di 50.6 milioni di tonnellate, pari a ben il 9.3% del totale e il valore delle emissioni al 2009 (491.1 milioni di tonnellate) è inferiore del 6.5% rispetto al target del Protocollo di Kyoto, riferito, tuttavia alla finestra temporale 2008-2012. Per maggiori approfondimenti sul documento si consulti il sito:

www.eea.europa.eu

 

 


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